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Un giorno a Racconigi con cena sociale



Venerdì 29 settembre i lavori del XIX Convegno Italiano di Ornitologia verranno traslocati da Torino a Racconigi (CN) per dare un momento di respiro alle relazioni scientifiche rispetto ad un contesto di aree naturali e recuperate, meta di molte specie di avifauna considerate prioritarie.

Il Castello Reale di Racconigi è una delle Residenze che furono più care ai Savoia: in particolare, al ramo cadetto dei principi di Carignano, diventati re di Sardegna nel 1831 con Carlo Alberto e d'Italia, nel 1861, con Vittorio Emanuele II. Un tempo, Reggia e “casa di Re” ; oggi, uno spazio da vivere , in cui il passato sa farsi presente , creando emozione e coinvolgimento.

Il Parco del Castello è un luogo carico di suggestioni, uno scenario che dà risalto all'architettura del palazzo, ma non solo. Esso è testimonianza dell'abilità e dell'esperienza degli architetti che lo progettarono e dei giardinieri che in esso lavorarono. Insieme alla residenza, è anche specchio della cultura, del gusto, della sensibilità e del carattere di chi ne volle la realizzazione. Nel corso della storia secolare del castello dei principi di Carignano il parco ha assunto diversi aspetti. Alla fine del Seicento a nord del palazzo si disponeva, con geometrico rigore, l'armonioso giardino di Le Nôtre , il famoso architetto francese ideatore dei giardini di Versailles. Un secolo dopo Giuseppina di Lorena, principessa di Carignano, affidò a Giacomo Pregliasco la trasformazione di una parte del parco in giardino "all'inglese", secondo il gusto dell'epoca. Il giardino di Giuseppina di Lorena non presentava più lo schema geometrico ordinato di Le Nôtre (tutto aiuole e parterre ), ma offriva un percorso ricco di emozioni e coinvolgente in una natura apparentemente selvaggia, in realtà sapientemente progettata dall'architetto-giardiniere. Parallelamente ai lavori nella residenza, intorno agli anni venti-trenta del XIX secolo anche lo spazio verde adiacente fu interessato da un ampliamento e da una profonda trasformazione. Nel parco all'inglese di Carlo Alberto, realizzato dal giardiniere tedesco Xavier Kurten, i sentieri tortuosi tra le grandi distese di prati e i boschetti, il lago dai contorni sinuosi con l'isoletta, i ponticelli, le rovine, la grotta, gli edifici pittoreschi e le prospettive sempre diverse, evocavano un'atmosfera romantica, tipica dell'arte dei giardini del XIX secolo. Il Parco tra l'Ottocento e il Novecento fu destinato principalmente a tenuta agricola e venne quindi trascurato come giardino, ma fu soprattutto durante il secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra che si verificò una carenza di manutenzione e un progressivo stato di abbandono. Il parco oggi, dopo una serie di interventi e di restauri, si presenta al visitatore nello stesso aspetto datogli dal Kurten nell'Ottocento. Luogo suggestivo in ogni stagione, è ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti. Come il castello, è divenuto sede suggestiva di attività ed eventi culturali.

E in questo meraviglioso sito la Natura ha preso il sopravvento, arricchendo l’area di un nuovo valore naturalistico tanto da meritare il riconoscimento come Sito di Interesse Comunitario: esso abbraccia il Parco del Castello con i suoi 180 ettari di bosco planiziale a querco-carpineto, il Centro Cicogne e Anatidi con le sue aree umide di 17 ettari e la fascia fluviale lungo il Torrente Maira fino alla confluenza con il Fiume Po.

In questo territorio, che i partecipanti al convegno nazionale avranno possibilità di scoprire durante il pomeriggio di venerdì, nidificano parecchie specie tra le quali alcune molto interessanti, come la Colombella, il Picchio rosso minore, la Cicogna bianca e la mitica Cicogna nera che già da tre anni costruisce il nido anche se, fino ad ora, senza successo riproduttivo. La sponda del lago del Castello ospita poi una delle garzaie più consistenti del territorio provinciale con una coloni mista di Airone cenerino, Garzetta, Nitticora, Airone guardabuoi e Cormorano.

L’area umida del Centro Cicogne rappresenta, invece, un valido punto di sosta per i limicoli, trattandosi di un’area recuperata con livelli idrici gestiti in funzione dei periodi e delle specie presenti; l’area è diventata anche un abituale punto di svernamento per la Gru europea, per cui centinaia di individui sostano ogni anno durante il periodo freddo, sfruttando il sito come dormitorio serale.

Le visite pomeridiane al Parco del Castello e al Centro Cicogne saranno anche occasione per apprezzare le mostre di disegno naturalistico allestite dai bambini delle scuole di Racconigi e del territorio del Parco del Monviso.

La giornata di venerdì si concluderà con la cena sociale che sarà preparata  nell’atmosfera magica delle Serre reali del Castello, situate all’estremità nord del Parco. Qui, il complesso neogotico della Margaria rappresenta uno dei siti architettonici più interessanti del Piemonte.

Questo meraviglioso complesso, voluto da Carlo Alberto, è stato concepito come un “castello gotico ad uso di cascina”, fu disegnata dall’architetto bolognese Pelagio Palagi in posizione scenografica all’estremità nord del Parco, per stupire il visitatore rievocando un’atmosfera fuori dal tempo. Le macchie boscose ai lati della strada furono disposte per celare il fabbricato che appariva in questo modo all’improvviso. Il fascino dell’edificio, realizzato tra il 1836 e il 1842, deriva dall’uso dello stile neogotico, interprete dei modelli medievali, molto diffuso in Inghilterra e per l’epoca rivoluzionario in Italia. La visione nostalgica ed idealizzata del passato fu unita al moderno uso dei fabbricati destinati all’attività agricola del Real Castello. Carlo Alberto, ritirandosi nella tenuta, intendeva instaurare un rapporto comunicativo con i sudditi impegnati nelle attività di coltivazione. Il sovrano inoltre, legato a Racconigi da un profondo vincolo sentimentale, ed animato da interesse per le attività agricole del suo tempo, seguì personalmente le opere e fece realizzare la “Cappella del Beato Alberto di Savoia” nell’angolo settentrionale della manica est ed il Reposoir, un salottino di sosta per la Regina Maria Teresa nella torre angolare di levante. Gli ambienti affiancavano le scuderie nella manica ovest e la Citroniera (le Serre reali) per il ricovero degli agrumi ed i magazzini nella manica est, insieme agli alloggi delle principali maestranze che gestivano la tenuta. Nel corpo centrale a sud vi erano gli appartamenti dei fratelli Roda, direttori del Parco dal 1840. Alla sommità dell’edificio, lo scultore Gaggini scolpì la statua in marmo bianco dell’Immacolata e la fontana al centro della corte.

La Margaria costituiva il Polo direttivo nella gestione della tenuta e la sede delle attività produttive sperimentali volute proprio all’interno del parco da Carlo Alberto. Nei prati adiacenti la cascina, a fianco del vivaio per l’accrescimento e l’acclimatazione delle piante da collocare nel parco, erano i terreni su cui venivano sviluppate innovative metodologie colturali di meliga, grano, segale e canapa da fibra. Tali tecniche, successivamente perfezionate nei latifondi reali esterni al Parco, erano infine proposte all’intero territorio tramite l’attività dell’Associazione Agraria, costituitasi tra il 1842 e il 1843 e deputata alla diffusione delle nuove conoscenze sulle tecniche agrarie e all’incremento dell’agricoltura piemontese

In questa suggestiva sede avrà luogo la cena sociale del convegno di ornitologia: in un contesto affascinate, storico e culturale, sotto i nidi delle cicogne.

Serre del Castello di Racconigi www.beniculturali.it


Per migliorare la gestione della giornata, è previsto un servizio di navetta in bus Torino-Racconigi che garantirà lo spostamento dei partecipanti e dei loro accompagnatori da Torino a Racconigi e viceversa.

Per agevolare la logistica dell’organizzazione dell’evento, chiediamo (a chi non lo avesse ancora fatto con il form di iscrizione) di confermare la partecipazione alla cena sociale e l’uso della navetta, specificando il numero di persone interessate (inclusi eventuali accompagnatori) entro il 31 agosto, inviando una mail a  cio2017torino@gmail.com

Si chiede anche di voler utilizzare le specifiche già indicate sul form per il pagamento della quota prevista per la cena (il servizio navetta è incluso):

IBAN: IT36E0883301000000130112393

Causale: Contributo Organizzazione XIX CIO – Nome e Cognome del/i partecipante/i. Inviare poi la ricevuta del bonifico a cio2017torino@gmail.com In alternativa il contributo per la cena si può versare in loco durante il convegno, per motivi organizzativi abbiamo però necessità di avere le prenotazioni il prima possibile.